lunedì 1 luglio 2013

Lost in Transition


Dopo le fatiche del Deserto di Sale, abbiamo deciso di concederci un po' di riposo a Sucre, la capitale della nazione boliviana, città d'arte coloniale e luogo dal clima dolce e temperato, grazie all'altitudine notevolmente più bassa rispetto alle fredde terre dell'Altiplano.
Nella settimana passata in città abbiamo scattato poche foto, non perché non vi fossero siti d'interesse ma piuttosto perché invece di girare come trottole con la macchina in mano abbiamo preferito adattarci ai ritmi lenti della città, sorseggiando succhi di frutta spremuti per strada per soli 3-4 Bolivianos (0.35 centesimi di Euro!), mangiando ricche macedonie di frutti esotici al mercato o stendendoci al sole nelle belle piazze alberate del centro.

Un luogo ci ha comunque colpito più degli altri, e non potevamo esimerci dal raccontarlo attraverso le immagini. E' il Convento di San Filippo Neri, costruito nel 1795 ed inizialmente utilizzato come  seminario per l'iniziazione dei futuri monaci alla carriera religiosa. Oggi è un collegio religioso per ragazze, in cui si entra dal cortile per poi visitare le varie stanze, la biblioteca, la cripta. Ma è la salita sul tetto che ci ha lasciato davvero senza parole. Le scalette a chiocciola ci hanno proiettato su una terrazza bianchissima dal quale abbiamo goduto di una vista eccezionale sugli edifici coloniali altrettanto bianchi della città. Il silenzio che avvolgeva il luogo, i sedili in pietra scolpiti per permettere ai monaci di riflettere nella quiete, le campane che si stagliavano nei cieli blu ci hanno fatto passare un paio d'ore di pace e riempito l'anima di vedute meravigliose.

The roofs of the San Felipe Neri convent in Sucre, Bolivia - click on the picture to see the entire photogallery

Ma il soggiorno a Sucre è stato per noi soprattutto segnato dal trekking che abbiamo fatto nella Cordigliera dei Frati, un tratto particolare delle maestose Ande.
Nonostante le numerose agenzie che proponevano escursioni più o meno costose e organizzate, abbiamo come al solito deciso di fare tutto da soli, confortati dalla presenza di tre fantastici compagni di viaggio: Noam, Luud e Pieter, tre ragazzi incontrati per caso in città e che decisero da un momento all'altro di imbarcarsi con noi in questa avventura.

L'escursione è nata con un viaggio paradossale su una camionetta stipata di gente dove siamo riusciti tutti e quattro a montare quasi per miracolo. Pochi attimi prima della partenza, poi, tutti i contadini che si trovavano sulla carretta si sono pigiati nell'estremità della carretta verso l'abitacolo lasciandoci interdetti a guardarci negli occhi. La spiegazione di questo loro comportamento si è palesata qualche istante dopo, quando le portiere sul retro si sono spalancate e quattro tori (!?) hanno fatto il loro ingresso nel veicolo già sovraffollato, sistemandosi letteralmente accanto a noi. All'inizio eravamo tutti un po' traumatizzati, vista anche la lunghezza delle corna dei tori e l'instabilità del pavimento della camionetta, che più volte causò lo sdrucciolìo degli animali verso di noi. Tuttavia con il passare del tempo, i sorrisi timidi che ci regalavano i bambini e le vecchie campesine accanto a noi, le birre che ci eravamo portati e le chiacchiere che scambiavamo contribuirono ad alleggerire la tensione e dopo tre ore di viaggio faticoso arrivammo infine a destinazione.


Hats off to the bulls! - video

La prima giornata di cammino nella Cordigliera si è rivelata facile e gradevolissima soprattutto perché il sentiero, un'antica strada costruita dagli Incas per permettere ai messaggeri di consegnare la posta da un lato all'altro dell'Impero, era tutto in discesa. Abbiamo così approfittato per conversare con i nostri tre compagni di viaggio e per immergerci poco a poco nello scenario imponente delle Ande, con i suoi colori cangianti e i pochissimi abitanti al lavoro in abiti tradizionali.
Ad ogni modo, il sentiero si rivelò più lungo del previsto e giungemmo alla meta che ci eravamo prefissati per la giornata quando già faceva buio. In più, non c'era nessuno in giro e per qualche minuto tememmo di dover dormire in un riparo di fortuna, quando una signora si fece viva e ci condusse in una struttura straordinaria, una specie di trullo alla boliviana con vetri colorati e caminetto che ci permise di riposare per bene dopo una giornata di peripezie.

Mighty sights from the Inca Road in the middle of the Cordillera de los Frailes  click on the picture to see the entire photogallery

Il giorno successivo è stato è stato molto diverso dal primo e la notte seguente ci ha visti, stremati ed ancora spaventati, parlare e riflettere su come la nostra scelta di viaggiare sempre in maniera indipendente comporti a volte dei rischi considerevoli.
Questi i fatti: partiti di buon ora la mattina, scalammo un monte senza problemi e a mezzogiorno eravamo in vetta, dominando la Cordigliera e i suoi immensi spazi. Tuttavia, questa è una zona completamente deserta, dove non passa un turista e non c'è un'indicazione che possa suggerire il sentiero da prendere per recarsi in qualunque luogo. Tutto ciò che possedevamo noi era un mappa dell'area che avevamo preso a Sucre, e che si rivelò in breve del tutto inadeguata vista l'enormità della zona che ci ritrovavamo a percorrere e la totale assenza di qualsiasi segnalazione.

Così, camminammo a caso fino al pomeriggio, quando la fatica iniziò a farsi sentire, le scorte di acqua ad assottigliarsi minacciosamente e soprattutto la luce ad affievolirsi poco a poco. A quel punto, eravamo troppo lontani dal rifugio della notte precedente per potervi tornare, e non avevamo idea di quale altro punto potessimo raggiungere per dormire al coperto. La prospettiva di passare la notte all'addiaccio ci pareva così orribile che iniziammo a camminare ancora più veloci e angosciati, quando finalmente ci imbattemmo in una casetta e bussammo alla porta.
Un ragazzo ne uscì e si offrì di accompagnarci a un'abitazione "poco lontana" dove avremmo potuto mangiare e trovare riparo. In realtà, si trattò di una camminata di un'ora e passa, di certo una delle più spaventose della nostra vita. A quanto pare ci eravamo allontanati parecchio dalla retta via, quindi la nostra 'guida' suggerì di tagliare le montagne per via trasversale in modo da raggiungere la destinazione prima che facesse buio pesto. Sì, ma questo significava camminare, o più spesso lasciarsi scivolare, sui pendii scoscesi e sconnessi delle Ande, con strapiombi a picco per centinaia di metri!
Alla fine, arrivammo comunque sani e salvi alla dimora del nostro futuro ospite, un personaggio eccezionale per cui vale la pena di spendere due parole. Quest'uomo, il cui nome in quechua è ormai sfumato nelle nostre memorie, ha vissuto tutta la sua vita nella Cordigliera dei Frati apprendendo e assimilando le tradizioni dei padri. Con la sua splendida famiglia alleva in questo sperduto angolo di mondo qualche lama e altri animali, coltiva la terra fredda, suona gli strumenti folklorici delle tradizioni indigene e... si dedica alla paleontologia!

Appena arrivati, il nostro ospite ci sistemò nella camerata dove avremmo passato la notte (che pagammo 5 Bolivianos a testa, ossia 0.50 Euro!) e ci invitò intorno al tavolo dove sua moglie si mise a prepararci una cena tanto umile quanto ambita dalle nostre bocche affamate da una giornata di camminata e digiuno. Lì, il nostro nuovo amico imbracciò il charango, lo strumento nazionale boliviano (una specie di ukulele o piccola chitarrina), cui mancavano persino tre corde, e si mise a strimpellare per tutta la notte delle canzoni in lingua quechua che, ci disse, parlavano di amori mitologici e guerre spietate e alcool e sogni che erano premonizioni


It don't mean a thing, if it ain't got that swing ! - the video is very dak so just enjoy the music

Una volta smesso di suonare, il nostro ospite ci spiegò cosa intendeva quando diceva di essere 'paleontologo'. Nel 1992 in seguito alla lettura di un articolo che parlava dei dinosauri in Sudamerica, si rese conto che la Cordigliera dei Frati era nella Preistoria un luogo molto popolato da questi rettili, e decise di mettersi all'opera. Con lo spirito di osservazione tipico di quegli uomini che crescono a contatto diretto con la natura individuò delle zone plausibili per cominciare gli scavi, e in breve tempo portò alla luce decine e decine di impronte di dinosauri di molte specie diverse!
Estasiati dal racconto, ma distrutti dalla fatica andammo infine a letto, passando una notte di freddo artico ma di grande serenità.

Il giorno dopo il nostro ospite ci portò a visitare i suoi scavi. E' stato impressionante vedere così tante impronte di carnivori ed erbivori a così poca distanza, a suggerire che quello dei dinosauri era un ecosistema con i suoi equilibri proprio come la savana o la foresta amazzonica, ed immaginarsi il tirannosauro o il velociraptor vivessero isolati per entrare in contatto con gli altri animali solo negli episodi di caccia è puro folklore da Jurassic Park.


Our awesome host posing with his beloved charango - click on the picture to see the entire photogallery

Lasciato il nostro ospite con abbracci e ringraziamenti, il terzo giorno di cammino è filato via liscio e tranquillo perché il sentiero era di nuovo in discesa, e soprattutto perché abbiamo incontrato un altro gruppo di ragazzi che avanzavano spediti nella nostra stessa direzione. Visti gli eventi del giorno prima, abbiamo deciso di accodarci. Tuttavia, un acquazzone torrenziale ha ricordato a tutti che in America latina è pur sempre la stagione delle piogge, e alla fine della giornata, dopo una decina di ore di cammino per uscire dal centro della Cordigliera, eravamo zuppi e distrutti. La serata passò comunque in allegria e amicizia con i nostri tre compagni di viaggio in un ostello, tra chiacchiere e rievocazioni degli avventurosi eventi degli ultimi giorni. Il giorno dopo prendemmo il bus per tornare a casa, che in sei interminabili ore passate in piedi ci riportò nella città di Sucre.

Il bilancio di quest'esperienza è stato incredibile. Paesaggi mozzafiato, clima impervio, fatica, un po' di angoscia e la sensazione di essere liberi e al centro del mondo sono sensazioni  alternatesi e spesso sovrappostesi nei nostri cuori. Di certo non dimenticheremo mai la Cordillera de los Frailes, centro ideale dell'incontro tra forza della Natura selvaggia e desiderio di conoscenza dell'Uomo.

Nessun commento:

Posta un commento